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- Музей Крестьянской И Пастушьей Культуры
I simboli materiali e immateriali di Bitti, paese della Barbagia più settentrionale ‘scolpito’ nella pietra, nonché ‘borgo autentico d’Italia’, ci sono tutti: il pane carasau – qui chiamato carasatu -, la tessitura, il canto a tenore, gli attrezzi per il lavoro nei campi e negli ovili, i materiali, granito e legno, con cui i bittesi hanno da sempre edificato le loro abitazioni. La casa padronale che oggi ospita il museo della civiltà contadina e pastorale, nel quartiere Monte Mannu, fu costruita esattamente con granito e legno: qui troverai tutti questi simboli. L’esposizione ti permetterà di compiere un viaggio nella cultura e nei modi di vivere di contadini, pastori, artigiani e massaie del paese attraverso i secoli.
L’edificio presenta il portico e le scale in pietra granitica, mentre il soffitto è in legno con travi a vista, come da tradizione architettonica locale. Si articola in nove sale disposte su due piani. Il livello inferiore è dedicato alle attività manuali: spiccano il carro, l’aratro e gli utensili usati da fabbri e calzolai. Passando sotto un arco in pietra raggiungerai la sala dove sono ospitati gli strumenti per filatura e tessitura. Sono esposte alcune vressatas, coperte tipiche realizzate con il telaio verticale. Il piano superiore, invece, approfondisce usi, abitudini e credenze, in sale dove sono stati ricreati gli ambienti domestici: s’istanzia ‘e vonu (il salotto), la camera da letto e la cucina. Qui è descritto il ciclo della panificazione, il cui prodotto per eccellenza è il carasau, preziosissima fonte di sostentamento per i pastori durante le lunghe assenze da casa per accudire il bestiame nei pascoli. Un’ala apposita del museo ti porterà ad approfondire l’arte che ha reso Bitti famosa nel mondo e che l’Unesco ha dichiarato ‘patrimonio orale e immateriale dell'Umanità’: la sezione contiene il museo multimediale del canto a tenore. Si compone di cinque sale, una delle quali ospita dei totem con le quali si possono ascoltare le singole voci che compongono il canto. L’ultima sala è dedicata ai balli: i visitatori possono replicare i passi proiettati nella parete.
Terminata la visita al museo, potrai compiere un ulteriore salto indietro nel tempo, questa volta di 3500 anni. A 13 chilometri dal paese, infatti, ti attende il complesso nuragico Romanzesu, un ‘villaggio-santuario’ di granito immerso nel verde di una sughereta. Comprende un centinaio di capanne, risalenti al XVI secolo a.C., e vari edifici di culto più recenti, tra cui templi – di cui uno a pozzo -, e un misterioso labirinto.
