It lies along the left bank of the Sant’Elena River, a tributary of the Tirso, on a segment of fertile plain long farmed for wheat and more recently for rice. Simaxis is a town of 2300 inhabitants in northern Campidano. It dates to the Medieval Period: it was the largest town of a homonymous curatoria in the Giudicato of Arborea. The original village was destroyed during the French invasion of 1637 and resettled in mid-19th century when lands that have grown marshy were drained and farming began in full once more. As testimony of its prosperity, the Day of Rice is held every November. Another agricultural symbol is the 19th century grain bank. The retro-style Carnival of Sa Coja de Tziu Damus is original. It foresees a marriage performed by an actor impersonating the mayor and the participation of townsfolk in traditional dress.
Si distende accanto alla riva sinistra del rio sant’Elena, affluente del Tirso, in un tratto di fertile pianura, da sempre coltivata a grano e di recente anche a riso. Simaxis è un paese del Campidano settentrionale di duemila e 300 abitanti. L’origine è medioevale: fu il principale centro della curatoria omonima all’interno del giudicato d’Arborea. Il villaggio originario fu distrutto dall’invasione francese del 1637 e ripopolato a metà XIX secolo quando le bonifiche risanarono i terreni divenuti paludosi e l’attività agricola riprese a pieno regime. A testimoniarne la floridezza a novembre si svolge la giornata del riso. Altro simbolo agricolo è l’ottocentesco monte granatico. Originale il carnevale in chiave rétro, sa Coja de tziu Damus, che prevede un matrimonio celebrato da un attore che impersona il sindaco, la popolazione partecipa in abiti tradizionali.
La vicinanza del parco del monte Arci, unico giacimento di ossidiana dell’Isola, ‘oro nero’ della preistoria nel Mediterraneo, e la fertilità del territorio, irrorato da numerose fonti, ha da sempre attirato genti nel territorio. Vicino al fiume sono state rinvenute tracce di due villaggi del Neolitico recente (cultura di Ozieri), da cui provengono reperti riproducenti la dea Madre. L’area fu fittamente popolata anche in età nuragica e poi in quelle fenicio-punica e romana. L’età bizantina è richiamata da tre chiese intitolate a culti e santi del mondo cristiano orientale: a due chilometri dal paese, nella frazione di San Vero Congius – villaggio attestato sin dal 1140 come Sant’Eru di Simagis e fino a inizio XX secolo Comune autonomo – sorgono i ruderi delle chiese di san Nicolò di Mira e dell’Angelo, con cupola emisferica, e l’antica parrocchiale di san Teodoro di Amasea, santo militare della tradizione bizantina, databile fra VII e IX secolo, con pianta cruciforme e bracci voltati a botte, il cui incrocio è sormontato da una cupola. La chiesa ha subito vari restauri. Al centro del paese spicca la nuova parrocchiale di san Simmaco papa, consacrata nel 1833. Il papa sarebbe nato a Simaxis, tradizione in realtà fondata solo sull’assonanza tra i nomi di santo e paese. Il Liber Pontificalis, unico documento storico che parla di Simmaco, indica solo le date del pontificato (498-514). In un’epistola, però, lo stesso santo ribadisce la sua origine sarda: fu il secondo papa sardo dopo sant’Ilario. La chiesa sorse nel presunto sito della casa paterna del santo. La facciata di ispirazione neoclassica è conclusa da un timpano con al centro un lunotto chiuso da una vetrata a spicchi colorati. L’interno è costituito da un’unica navata con tre cappelle per lato. San Simmaco si celebra a fine gennaio e a metà luglio, rispettivamente nascita e morte del santo.