It is perched at an elevation of almost 600 meters in the long and narrow valley of Riu Molinu, inserted a rolling, hilly terrain surrounded by a few more pronounced features. Nughedu San Nicolò is a small town of about 800 of the Monteacuto region, in eastern Logudoro. Its name is a later union of the original name nughedu, deriving from the Latin nocetum (walnut grove) with a clear reference to the walnut forests that covered the territory until early 20th century, with the name of the town’s patron saint, to which a charming parish church with a mural by Aligi Sassu was also dedicated. This merging was necessary to distinguish the town from another of the same name in the municipality of Oristano (Nughedu Santa Vittoria). The town’s main income comes from cheese making and the working of wood, leather and iron.
Si adagia a quasi 600 metri d’altitudine nella lunga e stretta valle in cui scorre il riu Molinu, inserito in un dolce territorio collinare, con alcuni significativi rilievi attorno. Nughedu San Nicolò è un piccolo paese di circa 800 abitanti del Monteacuto, parte orientale del Logudoro, il cui toponimo è un’unione (a posteriori) del nome originario nughedu, dal latino nocetum (noceto), chiaro riferimento ai boschi di noci che sino a inizio XX secolo ricoprivano il suo territorio, al nome del santo patrono, cui è dedicata una bella parrocchiale che conserva un dipinto murale di Aligi Sassu. L’associazione toponomastica si rese necessaria per distinguerlo da un centro omonimo dell’Oristanese (Nughedu Santa Vittoria). Produzione casearia e lavorazione artigianale di legno, pelle e ferro sono le risorse principali del paesino.
Nughedu fece parte prima del giudicato di Torres, poi di quello d’Arborea, infine del regno catalano-aragonese. Sull’impianto medioevale è sorto il grazioso abitato attuale con strade strette lungo le quali si allineano palazzotti di pregio di fine XIX e inizio XX secolo, con eleganti decorazioni a incorniciare porte e finestre. Il centro del paese è piazza Marconi, spazio quadrangolare, bordato da eleganti palazzine e impreziosito dalla presenza di una fontana ottocentesca. Interessanti anche le singolari abitazioni, all’ingresso del paese, nel fondo valle: sono state ricavate nelle spaccature della roccia e chiuse con facciate in conci di pietra. Sul paese vegliano dall’alto la seicentesca chiesa di san Sebastiano, che sorge nella periferia ovest, e conserva il simulacro di san’Espedito e un bel altare ligneo del XVIII secolo con tre nicchie che contengono le statue della Madonna, di Cristo e san Sebastiano, e le trecentesche chiese campestri di sant’Antonio abate e di san Pietro. In occasione dei festeggiamenti in onore dei santi Pietro e Paolo, a fine giugno, si svolge la sagra de sas panafittas, tipico piatto a base di pane: la spianata viene immersa nel brodo di pecora o manzo, scolata e condita con pomodoro, carne e formaggio.
Il territorio è ricco di testimonianze prenuragiche e nuragiche. Fu abitato fin dal Neolitico, come indicano varie sepolture a domus de Janas, in particolare la necropoli di sos Furrighesos, in territorio di Anela, ma vicine a Nughedu: 18 tombe ipogeiche costruite tra Neolitico finale e Bronzo antico. La maggior parte delle domus presenta decorazioni, tra cui protomi taurine a rilievo e festoni dipinti o graffiti. Una ha il portello d’ingresso inquadrato da una stele analoga a quelle delle tombe di Giganti, ma scolpita nella roccia. Alle successive fasi dell’età del Bronzo risalgono numerose tracce di popolazioni nuragiche.