Alleyways and homes built in exposed sandstone blocks from the nearby quarries huddle together on the slopes of a hillside between the valleys of Alta Marmilla. Masullas is a small town of around 1000 inhabitants, part of the Borghi Autentici d'Italia circuit, and occupies a suggestive part of the Mount Acri park, which includes the Tarxi forest, the rocky cliff of su Columbariu and the Obsidian park of Conca 'e Cannas, Sardinia's largest source of prehistoric "black gold" that has been attracting peoples to travel from all over the Mediterranean ever since the 6th millennium BC. The deposit is hidden in the bowels of the extinct volcano, covered by elms, holm oaks and Mediterranean brush. Mount Arci is ideal for excursions: you can admire sa Perda Sperrada, a stone block split exactly in half, and the prenuraghic menhirs of sa Pedra isposa. You will also find the remains of twelve nuraghes, including the su Para nuraghe.
Viuzze e case in pietra arenaria a vista, proveniente delle vicine cave, si ‘addossano’ sul pendio di una collina, in mezzo alle vallate dell’alta Marmilla. Masullas è un paesino di circa mille abitanti, che fa parte dei borghi autentici d’Italia e occupa una suggestiva porzione del parco del monte Arci, che comprende il bosco di Taraxi, la parete rocciosa su Columbariu e il parco dell’ossidiana di Conca ‘e Cannas, il maggior giacimento sardo di ‘oro nero’ preistorico, dal VI millennio a.C. attrazione per tutti i popoli del Mediterraneo che giungevano nell’Isola ad approvvigionarsene. Il giacimento è nascosto nelle viscere del vulcano spento, ricoperto da lecci, roverelle e macchia mediterranea. L’Arci è ideale per escursioni: ammirerai sa Perda Sperrada, blocco lapideo con spaccatura perfetta, e il sito prenuragico dei menhir di sa Pedra isposa. Troverai anche i resti di dodici nuraghi, tra cui nuraghe su Para.
Il rio Mannu ha da sempre favorito a Masullas l’attività agricola. Nato in epoca romana - come confermano le necropoli di Mitza Salida e di sa Roia de sa lua - il centro era passaggio verso l’interno: i viandanti sostavano nei masones (rifugi). Altre ipotesi fanno derivare il nome da masiullas (piccole case) o mansio (fattoria). Di certo il paese nacque dalla fusione di due villaggi sviluppatisi attorno alle chiesette medioevali tardo-romaniche di Santa Lucia (celebrata a metà dicembre) e San Leonardo (festeggiato a metà novembre), la più antica, eretta nel XIII secolo su un impianto precedente. Con la costruzione della parrocchiale della Madonna delle Grazie, i due rioni si unirono. La chiesa fu rifatta a fine XVII secolo con copertura lignea e nuova facciata. Durante il restauro è stato portato alla luce un fonte battesimale paleocristiano (VI-VII d.C.). Conserva anche un retablo ligneo (1676). In onore della patrona, si svolge a inizio luglio la festa de sa Gloriosa, con processione di abiti tradizionali, cavalieri, traccas e melodie delle launeddas.
Testimonianza dei monaci è il seicentesco convento di San Francesco, collegato a una chiesa che custodisce una collezione di statue lignee e sculture (XV-XIX secolo) di cappuccini e gesuiti. Oggi l’ex convento ospita il GeoMuseo, intitolato a Stefano Incani, mostra di stupendi minerali e di 1800 fossili, che racconta l’evoluzione geologica della Marmilla. Da non perdere il museo I Cavalieri delle colline, storia dell’aristocrazia feudale attraverso opere d’arte, armi, costumi, documenti e libri antichi. Per celebrare il frutto simbolo del borgo, a inizio novembre c’è la sagra del melograno, con degustazioni di marmellata, liquori e prelibatezze della cucina locale: paste (crogoristas e tallutzas), carni arrosto o in umido (con carciofi e patate), dolci alle mandorle (amarettus e gueffus). A maggio nella sagra del pollo ruspante, lo assaggerai preparato secondo tradizionale ricetta.