The image that comes to mind as you observe it is that of an archaic stone lock, obtained from the rock, who knows how, also considering the absence of a construction element typical of similar structures built in Sardinia. The precision and care with which the well temple of Coni was built is ‘living’ evidence of the importance of the worship of the waters among the Nuragic people. It was built in the locality of the same name on the slopes of the Valenza hill, just over a kilometre from Nuragus, in a ‘sacred’ area where thousands of years of traces ranging from the Bronze Age to the Middle Ages coexist. Basalt blocks were utilised using the opus technique for the construction of the sacred well.
L’immagine che ti verrà in mente mentre lo osservi è quella di una arcaica serratura di pietra, ricavata chissà come dalla roccia, vista anche l’assenza di un elemento costruttivo tipico delle strutture simili costruite in Sardegna. La precisione e la cura con cui fu edificato il tempio a pozzo di Coni è la testimonianza ‘viva’ della rilevanza del culto dell’acqua presso le genti nuragiche. È stato realizzato nell’omonima località alle pendici del colle Valenza, a poco più di un chilometro da Nuragus, in un'area ‘sacra’ dove coesistono tracce plurimillenarie, dall’età del Bronzo fino al Medioevo. Per la realizzazione del pozzo sacro furono utilizzati blocchi di basalto in opera pseudoisodoma.
Una scalinata, protetta da un corridoio, conduce giù alla camera sotterranea, dove sgorga la vena sorgiva. Noterai l’assenza del vestibolo, elemento generalmente presente nei pozzi sacri nuragici: non è chiaro se sia stato volontariamente omesso o se sia stato interamente demolito per utilizzarne i materiali in epoche successive. Il vano scala presenta una pianta trapezoidale, mentre la camera è a sviluppo circolare e aveva in origine la classica copertura a tholos. Oggi ne osserverai cinque filari di conci aggettanti, sagomati con cura, e l’anello di fondazione. Qui fu ritrovato un manufatto in bronzo, raffigurante un personaggio femminile nell’atto di orazione, denominato perciò la ‘matriarca in preghiera’, attualmente esposto al museo archeologico nazionale di Cagliari.
A poche centinaia di metri dalla fonte sacra osserverai una torre eretta con blocchi di calcare, alta circa sei metri: è ciò che rimane del nuraghe complesso Santu Millanu. In origine polilobato, conserva attorno al mastio le tracce del bastione e di quattro torri angolari. Varcato l’ingresso, parzialmente interrato, accederai a una piccola cella, che a sua volta conduce al corridoio. Da qui si giunge alla camera centrale, a pianta circolare, con tre nicchie disposte a croce. In una di queste c’è il vano scala, che conduceva a un ambiente secondario e probabilmente proseguiva verso il secondo livello. Noterai alcuni fori sulle pareti: probabile che vi fossero infisse le travi di sostegno di un soppalco in legno.
Si ipotizza che l’area attorno al nuraghe e al pozzo vide sorgere il villaggio romano e medievale di Valenza, citato da Plinio il Vecchio e da Tolomeo. Una delle prove a sostegno della tesi sono i ruderi di una chiesa medievale intitolata a Santa Maria di Valenza. Ne individuerai la pianta, a navata singola, e il profilo dell’abside. Il suo tesoro più prezioso è andato perduto: un miliario testimoniante lavori di restauro della strada romana Karalibus Ulbiam, che collegava Cagliari e Olbia in età imperiale, dimostrazione dell’importanza della stazione di una delle principali viae romane dell’Isola.