The silhouette is unmistakable, yet the more you look at it, the more amazing it becomes, making you feel like you have, for some reason, ended up in the savannah. An elephant stands by the side of the road and it also has a precious piece of archaeological evidence in its belly. You will encounter it four kilometres from the town of Castelsardo, along state road SS 134 in the Sedini direction. It is a rust-coloured trachyte rock that became detached from the massif of Monte Castellazzu in antiquity and rolled downhill. Here, atmospheric agents shaped it into its present form, making it look like a pachyderm in a sitting position.
The original name of the rock is sa pedra pertunta, or ‘the pierced stone’. It is about four metres high and you will be even more surprised when, standing in front of it, you learn the reason for its original name.
La sagoma è inconfondibile, eppure a ogni sguardo lo stupore aumenta, così come la sensazione di essere finiti per chissà quale motivo nella savana. Un elefante sul ciglio della strada, in più con una preziosa testimonianza archeologica nel suo grembo. Lo incontrerai a quattro chilometri dall’abitato di Castelsardo, lungo la statale 134 in direzione Sedini. È una roccia di trachite color ruggine, staccatasi in antichità dal massiccio di monte Castellazzu e rotolata a valle. Qui, gli agenti atmosferici hanno provveduto a modellarla nella forma attuale, che ricorda quella di un pachiderma in posizione seduta.
La denominazione originale della roccia è sa pedra pertunta, ovvero ‘la pietra traforata’. È alta circa quattro metri e ti sorprenderà ulteriormente quando, al suo cospetto, capirai il motivo del nome originario. Custodisce, infatti, due domus de Janas, scavate su livelli differenti, probabilmente nel Neolitico finale (3200-2800 a.C.). Assieme ad altre 16 necropoli prenuragiche, dal 2025 fa parte dei siti sardi Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. La tomba superiore è danneggiata dal crollo della parte frontale della roccia e in origine presentava tre piccoli vani. Alcuni studiosi ipotizzano che la distruzione della prima domus sia avvenuta già durante l’uso, motivo per il quale sarebbe stata realizzata la seconda, sfruttando la roccia sottostante. Essa contiene quattro vani in origine preceduti da un dromos, cioè un corridoio a cielo aperto. Dal portello di ingresso quadrangolare con rincasso a cornice, accederai al primo vano, sulle cui pareti laterali sono scolpite in rilievo due protomi bovine, con corna a mezzaluna. Noterai anche uno zoccolo risparmiato nella roccia e una banda scolpita sotto la linea del soffitto. Un portello conduce al secondo vano, anch’esso decorato con motivi architettonici, da qui raggiungerai gli altri due ambienti.
Non lontano dall’‘Elefante’ potrai ammirare il nuraghe Paddaggiu: si conserva in buone condizioni la torre principale, alta quasi nove metri e con diametro di 11, ma la struttura originale comprendeva anche un bastione con due torri secondarie e un antemurale, entro il quale trovavano posto alcune capanne. All’esplorazione dei dintorni di Castelsardo va necessariamente associata la visita al paese di origine medioevale, a partire dallo scenografico castello dei Doria. Dalle sue mura ammirerai una vista incantevole sul golfo dell’Asinara, per poi visitare, al suo interno, il museo dell’intreccio mediterraneo. Tra le particolarità di uno dei ‘borghi più belli d’Italia’ ci sono i riti della Settimana Santa, ricchi di fascino e suggestione, mentre in estate ti attendono le spiagge contornate da scogliere di trachite rossa della marina di Castelsardo e della frazione di Lu Bagnu.