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Si distende ai piedi del monte Punta sa Cresia, a mezzora da Cagliari. Villa San Pietro è un paese a vocazione agropastorale di duemila abitanti, in costante crescita da fine anni Sessanta del XX secolo, unico caso tra i piccoli Comuni isolani. Il suo territorio non ha sbocco a mare, ma si estende sino alla spiaggia di sabbia grossa e ciottoli di Porto Colombu, vicino al porto turistico di Perd’e Sali, a pochi passi da Pula e dal suo stupendo litorale. Nell’entroterra si estendono la rigogliosa foresta di Monte Nieddu che si estende su massicci granitici, e la distesa verde de Is Cannoneris, oasi faunistica ripopolata con cervo sardo ​e daino e irrorata da vari corsi d’acqua. Boschi di lecci, macchia mediterranea e conifere si perdono all’orizzonte: potrai percorrerle attraverso sentieri segnalati per le escursioni. Dalla vetta del territorio, Punta Sebera, ammirerai parte del golfo di Cagliari e la costa sud-occidentale.

Il paese, nato intorno all’anno mille, prende nome dalla graziosa chiesa romanica di san Pietro. Edificata intorno alla fine del XIII secolo, ha un’unica navata, con copertura lignea. Un campanile a vela e un oculo adornano la facciata. In origine l’interno era di terracotta e lastre di granito e il pavimento tutto lastricato di pietre. I festeggiamenti in onore del patrono sono a fine giugno. Suggestione sono le tappe della Festa di sant’Efisio: il cocchio del santo, il 2 maggio, passa per Villa San Pietro prima di proseguire per Nora; il 4 maggio, di ritorno, si ferma a villa Atzori.

Il primo nucleo del centro è romano, mentre il territorio è abitato sin da età nuragica: ci sono tre tombe di Giganti, su Cuccumeu, Perda e’ accuzzai e su Lilloni, e il nuraghe Mereu, ancora parzialmente interrato, in cima a una collina al confine con Sarroch, attorno cui forse c’era un villaggio. All’insediamento era collegata la tomba megalitica, distante poche decine di metri. Resti di altri villaggi sono a Porcili Mannu e sa Sucraxia, immersi nella foresta. L’ipotesi più accreditata è che siano dimore di famiglie di mori, assoggettati dai romani per i lavori forzati nelle miniere sulcitane. Vicino ai resti delle abitazioni c’è una necropoli.

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