Its origin is referred to in one of the oldest documents written in Sardinian language, the story of its construction is true evolution over time and its present is that of one of the most captivating examples of Romanesque style on the island. The church of Santa Maria, parish church of Bonarcado, raised to the rank of minor basilica in 2011, stands in front of the early medieval sanctuary of Nostra Signora di Bonacatu, one of the very first Christian churches in Sardinia, as well as the site of the oldest documented Marian cult in the region.
The sources, particularly the condaghe of Santa Maria di Bonarcado, trace the beginning of its history back to around 1100, when the judge of Arborea, Constantine I, decided to found a Camaldolese monastery near the pre-existing little church. A few decades later, the same monks began to build the clesia nova, because the first one was too small to meet the needs of the community.
La sua origine è testimoniata in uno dei più antichi documenti redatti in lingua sarda, la sua storia realizzativa è una vera e propria evoluzione nel tempo, il suo presente è quello di uno dei più suggestivi esempi di stile romanico nell’Isola. La chiesa di Santa Maria, parrocchiale di Bonarcado, elevata al rango di basilica minore nel 2011, si erge al cospetto del santuario altomedievale di Nostra Signora di Bonacatu, una delle primissime chiese cristiane in Sardegna, nonché sede del più antico culto mariano documentato nel territorio regionale.
Le fonti, in particolare il condaghe di Santa Maria di Bonarcado, fanno risalire l’inizio della sua storia attorno al 1100, quando il giudice di Arborea Costantino I decise di fondare un monastero camaldolese vicino alla preesistente chiesetta. Alcuni decenni più tardi gli stessi monaci iniziarono la costruzione della clesia nova, perché la prima risultò troppo piccola per le necessità della comunità. Il primo impianto era a croce commissa con navata unica, come materiale da costruzione furono usati conci di basalto scuro e trachite rossastra. Nel 1242, come testimoniato da un’iscrizione che osserverai una parasta all’angolo sinistro dell’abside, furono avviati lavori di ampliamento, forse a opera di maestranze iberiche: l’abside e il braccio nord del transetto furono demoliti, l’aula vide duplicata la sua lunghezza con l’aggiunta di un corpo trinavato, mentre sul braccio sud si impostò la torre campanaria.
Oggi ammirerai alcuni elementi superstiti del XII secolo: la facciata a tre arcate cieche, con portale architravato in quella centrale, e il fianco destro, compreso il primo ordine del campanile, ornati con una teoria di archetti su peducci. Sono sormontati da un lobo di gusto arabeggiante - probabilmente dovuto al luogo di provenienza delle maestranze - gli archetti che decorano le pareti esterne della parte ‘nuova’ della navata centrale e dell’abside. All’interno, la copertura delle navate è lignea, la loro separazione è ottenuta tramite arcate poggianti su pilastri quadrangolari. La luce è soffusa, proveniente dalle monofore dell’abside e del frontone. Passeggiando sul lato sinistro della basilica vedrai i resti del monastero camaldolese, che tra le sue proprietà annoverava terreni coltivati, vigne, boschi, pascoli e aree di pesca, compresi tra il Campidano di Milis e aree del Mandrolisai. La zona in cui sorgono le due chiese ha restituito tracce di frequentazione antichissima: vi sorgeva un insediamento nuragico, sul quale si impiantò un villaggio romano. Sui ruderi di un edificio termale tardoimperiale fu eretta la chiesa di Nostra Signora di Bonacatu, santuario a croce greca con corpo cupolato all’incrocio dei bracci, abside sul braccio nord e due facciate: una romanica, con curiosi inserti di ciotole ceramiche, e una realizzata nel XX secolo in stile neoromanico.