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Un tempo fu colonia fenicia, Othoca, la ‘città antica’ in contrapposizione a Neapolis, sorta in seguito a opera dei cartaginesi: da un promontorio dominava la laguna, all’epoca golfo navigabile, la cui sponda nord-orientale lambisce l’attuale abitato. Santa Giusta sorge sulle ceneri di una delle prime città dell’Isola, fondata nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. insieme a Tharros e Sulky, che divenne poi municipium romano, e fu abbandonata nel Medioevo, quando, sotto il giudicato d’Arborea, la popolazione si concentrò attorno alla cattedrale di Santa Giusta. La maestosa basilica, costruita tra 1135 e 1145, sede di diocesi sino al 1503, ti apparirà con la sua imponenza su un poggio nella via principale: è un ‘tempio’ romanico intitolato alla martire che dà nome al paese, celebrata a metà maggio. Alcune colonne della basilica provengono da Tharros e dalla stessa Othoca, della quale, risalenti a epoca romana, si conservano anche due arcate del ponte sul rio Palmas. Qui si intersecavano due ‘arterie’ stradali, la litoranea occidentale e la via Karales-Turris: era snodo militare e commerciale come testimoniano l’Itinerarium Antonini (III d.C.) e i ricchi corredi ritrovati nella necropoli (prima fenicio-punica, poi romana). Il sepolcreto, con tombe di vario genere, si estendeva nell’area dove sorse nel XVII secolo la chiesa di Santa Severa, celebrata a fine settembre, in concomitanza con la sagra de is malloreddus a sa campidanesa. Mentre la festa di San Giovanni battista, a fine giugno, è associata alla sagra della pecora.

Oggi Santa Giusta è un centro di cinquemila abitanti, basato su agricoltura, pesca e industria (grazie al porto), praticamente unito a Oristano: è il Comune della provincia col tasso di crescita demografica più alto. Dal colle della cattedrale il tuo sguardo spazierà verso lo stagno di Santa Giusta, il terzo sardo per estensione (800 ettari), risorsa ambientale ed economica, le cui basse acque sono solcate da is fassonis, imbarcazioni di origine preistorica, protagoniste il primo agosto (dal 1978) di una regata sui generis. Dalle uova essicate dei muggini pescati nello stagno, gli impianti di itticoltura preparano la prelibata bottarga. Qui hanno trovato habitat airone cenerino e germano reale. Lo stagno è collegato alle più piccole Pauli Figu e Pauli Majori, circondate da fitti canneti, dove nidificano cavalieri d’Italia, fenicotteri e pollo sultano. La vegetazione lagunare ha da sempre fornito materie prime - asfodelo, palma nana e vimini - per i cestini fatti in casa. Altri preziosi manufatti sono arazzi e tappeti, realizzati con telai orizzontali e di evidente influenza bizantina.

Non solo lagune, anche mare con la grande spiaggia di Santa Giusta, e montagne, con il parco del monte Arci, splendida oasi naturale, ricca di giacimenti di ossidiana, ‘oro nero’ della preistoria, materia prima delle testimonianze umane più antiche del territorio sangiustese, risalenti al Neolitico antico. La maggiore arriva dalla tomba di una necropoli del 3700-3300 a.C.: una statuina di dea Madre di appena sette centimetri. Alture e lagune si arricchirono di insediamenti sempre più fitti nel Neolitico recente e poi nell’età del Bronzo, cui risalgono i nuraghi Nuracciana, Nuragheddu, Sassu e del poggio della basilica.

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