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Si adagia alle falde del massiccio del Limbara, circondato da una lussureggiante conca di sugherete, macchia mediterranea, vigneti e massi granitici, a mezz’ora dall’incantevole mare della Gallura. Monti, centro di duemila e 500 abitanti del territorio storico del Monte Acuto, è noto per i suoi vitigni del famoso vermentino, unico vino in Sardegna ad avere (dal 1996) la denominazione d’origine controllata e garantita, il più alto riconoscimento tra le produzioni vitivinicole autoctone. Ad agosto è imperdibile la sagra dedicata al pregiato vino bianco dai profumi sottili e intensi, che si abbina perfettamente a piatti di mare. A proposito di cucina, l’orgoglio montino è sa suppa: spianata essiccata e condita con formaggio vaccino e pecorino grattugiato e irrorata con brodo di pecora. Tra i piatti caratteristici anche i maccarrones de manu nostra, gnocchetti fatti a mano, il tattalliu, interiora cotte allo spiedo, e i dolci ‘baci d’angelo’ e sa niuledda. Oltre che enogastronomiche, le attrazioni sono anche architettoniche, naturalistiche e archeologiche. Il centro storico conserva costruzioni in conci di granito. Notevole è il campanile della seicentesca parrocchiale di san Gavino. A sud del paese si estende la foresta di monte Olia, parco coperto di lecci, querce, corbezzoli ed erica, che ospita un’oasi di ripopolamento faunistico: troverai caprioli, cervi, mufloni e rari rapaci, come falchi e poiane. Dal paese, in direzione Alà dei Sardi, raggiungerai l’altopiano di s’Ambiddalzu, un paesaggio stupendo e solitario fatto di cespugli e massi granitici erosi dal vento. Nel tragitto incontrerai la chiesa di san Paolo eremita, consacrata nel 1348 (come attesta una pergamena della parrocchia), ma il cui impianto architettonico attuale, con pietre a vista, è del XVII secolo. Il santo è celebrato a metà agosto con pellegrinaggio molto sentito lungo la strada dal paese al santuario. Immancabile è una visita al belvedere sa Turrida: con vista sull’intera vallata di Olbia, dall’isola di Tavolara al lago Coghinas.

Le prime tracce umane a Monti sono del Neolitico. Erano forse luoghi di sepoltura i tafoni di monte Fulcadu e su Canale, di sicuro lo era l’allèe couverte di Terra. L’età del Bronzo è documentata da due tombe di Giganti e una decina di nuraghi, tra cui il nuraghe Logu, la cui torre si appoggia a un enorme affioramento granitico. In epoca romana l’area era interessata dal tracciato della Karalis-Olbia. La chiesa bizantina esercitò una forte influenza: restano riti di origine greca e la chiesa di san Michele arcangelo, con accanto resti di sepolture sottoroccia e capanne. Nel secondo XIII secolo i Doria edificarono a Monti il castello de Castra di cui vedrai i resti. La fortezza fu poi espugnata dai pisani e il territorio conquistato dai Malaspina.

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