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Tra paesaggi fiabeschi nel cuore dell’aspro massiccio del Gennargentu, si erge a 800 metri d’altitudine, in una dolce vallata ricoperta di foreste. Aritzo, paese di mille e 300 abitanti della Barbagia di Belvì, distante 70 chilometri da Nuoro, è centro di villeggiatura, grazie a natura incontaminata, aria salubre e una miriade di sorgenti d’acqua leggera: le più frequentate sono is Alinos e la funtana de sant’Antoni. A sant’Antonio da Padova è dedicata anche una chiesetta quattrocentesca in campagna. Nel borgo case con facciate in pietra e balconi in legno o ferro battuto si affacciano su stradine lastricate, accese dai riflessi del sole. Al centro si erge la parrocchiale di san Michele arcangelo, la cui parte più antica risale all’anno mille. Il restauro del 1917 le ha conferito eleganza e maestosità, lasciando intatte le parti gotico-aragonesi (XIV-XV). All’interno custodisce una miriade di opere d’arte: dipinti, statue, organo settecentesco e altare in marmi policromi. All’esterno su Bastione si affaccia su boschi di castagni e noccioli, dove scegliere tra escursioni a piedi o a cavallo, alla scoperta del monumento naturale Texile, roccia ‘dolomitica’ a forma di fungo e delle domus de Janas di is Forros a Mont’e Susu.

Di fronte a San Michele, da una scalinata, raggiungerai le seicentesche carceri spagnole, di massima sicurezza fino a metà XX secolo – dove furono detenuti anche ufficiali francesi di Napoleone – caratterizzate da un sottopassaggio detto sa Bovida. Oggi sono ‘teatro’ di Bruxas, affascinante mostra su stregoneria, strumenti di tortura e sacra Inquisizione in Sardegna. Di grande interesse è anche il museo etnografico della montagna sarda che, attraverso un patrimonio di abiti tradizionali, maschere, attrezzi artigiani e di cucina, ricostruisce la cultura agropastorale barbaricina. Aritzo è famosa anche come ‘capitale delle castagne’ e celebra il primato nella sagra delle castagne, a fine ottobre, tappa di Autunno in Barbagia. Del Seicento è anche l’affascinante casa Devilla, nel centro storico, non lontana dal castello Arangino, costruito nel 1917 con pietra a vista, secondo modelli medioevali.

Centro turistico di montagna, Aritzo si basa anche su pastorizia e artigianato, che prende forma dal legno dei suoi infiniti castagneti. Sos maistos ‘e linna producono famose cassepanche (cascie) e taglieri, secondo la tecnica dell’intaglio. Ammirerai una collezione di cascie, adibite a conservazione di pane e biancheria, e le opere di pittura e incisione dell’artista Antonio Mura nel palazzo comunale. Sui monti è stata praticata per cinque secoli un’attività che ha segnato la storia del paese, l’‘industria della neve’ (di cui Aritzo aveva ottenuto il monopolio dal fisco spagnolo), raccolta nelle domos de nie (‘neviere’), profondi pozzi risalenti al XVII secolo, che ammirerai a Funtana Cungiada, a 1300 metri tra felci e ginepri, vicino alla chiesa di santa Maria della neve. Sino a inizio Novecento, in estate, i niargios commerciavano blocchi di ghiaccio in tutta l’Isola e con essi preparavano sa carapigna, sorta di sorbetto al limone, celebre dolce locale, ancora oggi protagonista delle feste isolane e soprattutto di una sagra aritzese a metà agosto. Nel borgo da non perdere anche i fuochi di sant’Antonio abate a metà gennaio e la processione per san Basilio, a inizio settembre, accompagnata da sos gosos, canti sacri di origine spagnola.

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