The name derives from Etruscula, a village founded perhaps in the times of the Roman Republic, or more likely from truiscu, 'mountain pepper', a herbaceous plant that thrived in the hills surrounding the village, used to clean donkeys and horses. Villanova Truschedu, the setting of the Flavio Soriga's novel 'Sardinia Blues', is a characteristic village with 300 inhabitants lying in the hinterland of Oristano in the territory of Barigadu, on the banks of the river Tirso. The historic town of this charming and welcoming village, structured around the parish church of Sant’Andrea Apostolo, is known as Ruinas, indicating the ruins of a Roman village, located along the road that connected Forum Traiani to the Campidano plain, playing a strategic economic and military role. The most fascinating place of worship is the late-Romanesque Sanctuary di san Gemiliano, characterised by the muristenes or cumbessias, small houses used by the faithful during the novenas for the saint celebrated in September, whilst the patron Sant'Andrea, is celebrated in late November.
Il nome deriverebbe da Etruscula, villaggio fondato forse in età romana repubblicana, o più verosimilmente da truiscu, ‘pepe montano’, pianta erbacea che cresceva rigogliosa nelle colline che circondano il paesino, usata per pulire asini e cavalli. Villanova Truschedu, scenario del romanzo di Flavio Soriga ‘Sardinia Blues’, è un caratteristico borgo di 300 abitanti dell’entroterra oristanese, nel territorio del Barigadu, sulle rive del fiume Tirso. Il centro storico del grazioso e accogliente borgo, raccolto attorno alla parrocchiale di Sant’Andrea apostolo, è noto come Ruinas, a indicare le rovine di un villaggio di epoca romana, disposto lungo la strada che collegava Forum Traiani al Campidano e che rivestì uno strategico ruolo economico-militare. L’edificio di culto più affascinante è il santuario di San Gemiliano, tardo-romanico, caratterizzato dalle muristenes o cumbessias, piccole case usate dai fedeli durante le novene per il santo, festeggiato a settembre, mentre il patrono Sant’Andrea, è celebrato a fine novembre.
L’area è ad altissima densità nuragica: potrai visitare i complessi di San Gemiliano, Dominigu Porru, Zoppianu e, soprattutto, accanto al santuario di San Gemiliano, il maestoso nuraghe di Santa Barbara, una struttura complessa con torre principale e corpo aggiunto, che contiene un cortile e una torre secondaria. Con quasi sette metri di diametro alla base, la camera della torre principale è una delle maggiori dell’Isola, mentre la camera di quella secondaria è contornata da una serie di feritoie. Entrambe presentano una copertura a tholos (a falsa cupola) quasi integra. Il nuraghe è circondato da un insediamento perdurato in epoca romana e poi altomedievale: il nome evoca l’esistenza di un santuario bizantino o successivo. L’abitato nuragico era costituito da capanne pluricellulari con vani di forme e funzioni differenti, che si disponevano intorno a cortili scoperti e altre strutture. L’insediamento è delimitato da una muraglia costruita con grandi blocchi, forse con funzione difensiva, che racchiude una superficie di quasi un ettaro: si calcola che ospitasse circa 150 abitanti. Accanto al lato sud-occidentale noterai ambienti quadrangolari costruiti con piccole pietre oppure con blocchi ricavati dalle strutture nuragiche alle quali si sovrappongono: sono gli edifici romani e altomedievali. Vedrai alcuni reperti recuperati negli scavi nella sala espositiva all’interno del complesso del nuraghe Losa di Abbasanta.