From the colourful houses in the village of Bosa, travelling one kilometre along the Temo river, you will reach the locality of Calamedia, a site that was already inhabited in the Phoenician-Punic age: here, you will find the cathedral of San Pietro, the most ancient Romanesque church on the island. Its red trachyte walls stand near the river banks, on the opposite shore of the hill of Serravalle, dominated by the castle of Malaspina, inside of which you will find another gem of religious architecture: Nostra Signora di Regnos Altos (Our Lady of Regnos Altos). The cathedral of San Pietro is said to be extra muros because it is located outside the castle walls and it is more than half a century older than the castle itself. Around it, there was the original nucleus of the town, which was inhabited until the end of the sixteenth century. When the district of Sa Costa was later completed on the hillside, the population moved. The migration took two centuries: Bosa vetus disappeared.
Dalle case colorate del borgo di Bosa, percorrendo un chilometro lungo il Temo, giungerai nella località Calamedia, sito abitato fin da epoca fenicio-punica: qua sorge l’ex cattedrale di san Pietro, la chiesa romanica più antica dell’Isola. Le sue pareti di trachite rossa si ergono vicino alla riva del fiume, sulla sponda opposta al colle di Serravalle dominato dal castello dei Malaspina, al cui interno troverai un’altra perla di architettura religiosa: Nostra Signora di Regnos Altos. San Pietro è detta extra muros perché si trova fuori dalle mura del castello, di cui è più vecchia di mezzo secolo. Attorno sorgeva il nucleo originario della città, abitato sino a tutto il Cinquecento. Quando poi, sulle pendici del colle, fu completato il rione sa Costa, la popolazione si trasferì. Una migrazione di due secoli: Bosa vetus scomparve.
Il santuario è frutto di un lungo processo. La parte più antica è di metà XI secolo, attestato dall’epigrafe di consacrazione che riporta l’anno MLXIII, mentre al secolo successivo risalgono tribuna con nuova abside, torre campanaria (alta 24 metri e incompiuta) e muri perimetrali. Le esondazioni del Temo compromisero alcune parti, ricostruite a metà XX secolo: il complesso riprese l’aspetto medievale. Oggi ammirerai una chiesa che, perso il titolo di cattedrale, ha mantenuto intatto il fascino. La facciata (del XIII secolo) è decorata da ampie arcate e archetti intrecciati. In cima noterai un’edicola sorretta da colonnine, avvolte da un serpente intrecciato. Un’arcata incornicia il portale, sopra il quale ti colpirà un architrave scolpito con finte logge e sei archetti che ospitano bassorilievi raffiguranti, in composizione gerarchica, la Madonna col Bambino nell’edicola centrale maggiore, a fianco Albero della Vita e santo vescovo (forse Costantino de Castra che consacrò l’edificio), sul lato destro san Pietro e a sinistra san Paolo, con vesti dagli elaborati drappeggi. Il vescovo è nell’edicola minore ma gli si fa occupare un posto accanto alla Vergine. L’abside è divisa in cinque sezioni da lesene che sostengono mensole che a loro volta sorreggono archetti. In tre di esse osserverai monofore che contribuiscono a illuminare l’interno, composto da tre navate: la mediana coperta da capriate lignee, quelle laterali voltate a crociera. Ad esse accederai da nove archi a tutto sesto per lato, sorretti da pilastri quadrangolari. Nel primo a destra troverai un fonte battesimale in calcare bianco.