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Mogoro è sinonimo d’arte tessile e manufatti in legno, apprezzati nel mondo e che affondano le radici nel passato. A metà XIX secolo dalle sue case risuonava il battere sordo di 600 telai, oggi la tradizione è ancora vivissima: è un centro agropastorale dell’alta Marmilla, popolato da quattromila e 500 abitanti, noto per tappeti, arazzi, abiti tradizionali, coperte da corredo, is fanigas (per coprire le casse nuziali), is cannacas (collari per i buoi), scanni e cassepanche, e per l’ottimo vino della sua cantina sociale. Sulle eccellenze manifatturiere di tutta la Sardegna, dal 1961, ogni anno, in estate, si accendono i riflettori della Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna, con visitatori da tutta Europa.

Il paese si adagia in un altopiano sulle pendici meridionali del monte Arci, 35 chilometri a sud di Oristano. In un territorio ricco di storia - sede preistorica di lavorazione dell’ossidiana nel Mediterraneo - e fertile, mietitura e macinazione del grano hanno generato usi e sapori espressi da panifici e pastifici (civrasciu, coccoi, malloreddus e fregola) e dai dolci (pan’e saba, pabassini e pardulas). Noterai botteghe artigianali che si alternano a case in basalto, decorate da cornici di calce e portoni di legno. Al centro, la parrocchiale di san Bernardino da Siena, tardo-romanica con inserti barocchi: un’unica navata affrescata con scene della vita del santo. Custodisce la reliquia del miracolo eucaristico del 1604. La chiesa del Carmine, costruita a inizio XIV secolo, con forme romanico-gotiche, appartenne al convento dei carmelitani fino al 1855. In un villaggio medioevale distrutto dai saraceni (XV secolo), sorge la chiesa di santa Maria Carcaxia, risalente forse all’anno mille, più volte ricostruita (l’ultima nel 1921). È edificata con pietra bianca e basalto, circondata da vigneti e oliveti. Con gli stessi materiali fu eretta su una collina l’antica chiesetta di sant’Antioco: vi si accede da una suggestiva scalinata.

Potrai fare itinerari culturali-archeologici immerso nel verde. I reperti più antichi del territorio sono riferibili al Paleolitico. Al Neolitico finale risalgono vasi della cultura di Ozieri ritrovati in vari siti. Interessante l’insediamento prenuragico di Puisteris con materiale della cultura di Bonu Ighinu. Si contano 27 nuraghi, 13 monotorre, come su Gunventu, e 14 complessi, tra cui spicca l’area archeologica (visitabile) di Cuccurada, costituita da nuraghe polilobato, imperniato su uno precedente ‘a corridoio’, una muraglia, che risalirebbe all’eneolitico (2400-2100 a.C.), e un’incerta struttura megalitica. La planimetria rende il nuraghe unico. Le quattro torri del bastione sono raccordate da mura che delimitano un cortile pentagonale, dove sono stati individuati resti di capanne. Gli scavi hanno restituito reperti che vanno dal Bronzo recente-finale a inizio età del Ferro, con riuso medievale.

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