Extending 200 thousand square metres and surrounded by lush cork oak trees flanked by the Mediterranean scrubland of the Gerrei hills, it is one of the most evocative and significant archaeological sites in Sardinia. A few kilometres from the town of Goni, along the provincial road to Cagliari (just half an hour from the capital), is the Pranu Muttedu park, an extensive platform of arenite and schist, on which stands a vast pre-Nuragic monumental complex, ‘divided’ into a number of agglomerations. In the locality of Crancu to the north is the agglomeration of the hut of reference of the necropolis. To the south of the village are the burial grounds of Pranu Mutteddu and Nuraxeddu, exceptionally surrounded by large groups of menhir pairs in alignment or inside the tombs themselves, and from round constructions likely of a sacred nature. Excavated in rocks further south stands the Domus de Janas necropolis of Genna Accas, consisting in three tombs.
Esteso 200 mila metri quadri e immerso in lussureggianti querce da sughero e macchia mediterranea delle colline del Gerrei, è uno dei più suggestivi e importanti siti archeologici della Sardegna interna. A pochi chilometri dall’abitato di Goni, lungo la provinciale per Cagliari (ad appena mezz’ora dal capoluogo), ammirerai il parco di Pranu Muttedu, un’estesa piattaforma arenacea e scistosa dove sorge un vasto complesso monumentale prenuragico, ‘diviso’ in più agglomerati. A nord, in località su Crancu, c’è l’agglomerato di capanne di riferimento della necropoli. A sud del villaggio, si trovano i sepolcreti di Pranu Muttedu e di Nuraxeddu, eccezionalmente attorniati da folti gruppi di menhir, in coppie, in allineamento o all’interno delle stesse tombe, e da costruzioni rotonde di probabile carattere sacrale. Ancora più a sud sorge scavata in roccione, la necropoli a domus de Janas di Genna Accas con tre circoli tombali, grazie alla quale il parco è stato dichiarato dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità, assieme ad altri 16 siti prenuragici isolani.
Altre strutture affiorano in zona: particolarmente interessanti i resti del dolmen ad allée couverte di Baccoi. L’eccezionalità del sito deriva anche dalla più alta concentrazione di menhir che si conosca in Sardegna: circa 60, distribuiti variamente, in coppia, in allineamenti, in piccoli gruppi, talora nelle stesse architetture tombali. Sono del tipo ‘protoantropomorfo’, a forma ogivale e superficie anteriore piana. I sepolcri sono costituiti da due o tre anelli concentrici di pietre, talvolta con paramento gradonato per sostenere il tumulo. Al centro, la camera funeraria, alla quale accederai tramite un corridoio formato da lastroni ortostatici, coperti a piattabanda. Le celle interne sono circolari o allungate, in base a quante sepolture ospitassero. Le coperture erano tabulari o a pseudovolta. La grandiosa tomba II presenta ingresso, anticella e cella funeraria scavati in due distinti blocchi rocciosi accuratamente adagiati e predisposti: per fine lavorazione e disegno architettonico richiamano le sepolture a domus de Janas. Gli scavi hanno restituito vasetti miniaturistici, punte di freccia in ossidiana e vari altri oggetti, tra cui un pugnaletto in selce e un’accettina in pietra bianca. Dai manufatti si fa risalire il complesso al Neolitico recente (3200-2800 a.C) con ‘inserimenti’ tardivi sino al 2600 a.C.
Il parco è corredato di servizi: troverai un’unita introduttiva agli scavi, dotata di strumentazione multimediale per orientare gli utenti alla visita, sarai accompagnato da guide e potrai fare soste per ristorarti e gustare i prodotti della cucina locale.