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  2. Серраманна

Si adagia nella parte centro-occidentale della pianura del Campidano, una delle aree più fertili dell’Isola, all’incrocio del torrente Leni con il Flumini Mannu. Serramanna è una cittadina di poco meno di diecimila abitanti, da sempre basata sulle produzioni agricole, in particolare grano e ortaggi. Oggi è uno dei maggiori produttori ortofrutticoli della Sardegna. Di grande notorietà hanno goduto la cantina sociale produttrice di ottimi vini e l’industria conserviera, ancora attiva. Il centro storico è fatto di case tipiche campidanesi, con portale d’ingresso, cortili, sas lollas e vari ambienti di lavoro e abitativi, tra cui spiccano casa Cadoni-Arcais e casa Abis, con lungo porticato con archi a sesto acuto. Tra gli edifici storici ammirerai il monte granatico e la sede della Società Operaia.

Le abitazioni del centro si dispongono attorno alla parrocchiale di san Leonardo, costruita in epoche differenti, perciò fonde in sè forme gotico-catalane, aragonesi e tardo-barocche. È caratterizzata da pianta a croce latina e alto campanile a canna ottagonale, opera dell’architetto Antonio Calabrès. Da visitare anche le chiesette di sant’Ignazio da Laconi, di san Sebastiano, che tra 1631 e 1854 ospitò i domenicani, e di sant’Angelo (XVI secolo), che ospita il museo delle Memorie e delle Tradizioni religiose con varie sezioni tematiche: arredi preziosi e sacri delle funzioni liturgiche, sculture, statue, argenteria d’arte sacra ed ex voto. In campagna c’è la chiesetta di santa Maria di Monserrat, risalente addirittura all'anno mille, citata nel 1089 in una donazione fatta dal giudice di Calari ai monaci benedettini. È stata meta di pellegrinaggio per il Giubileo del 2000. Negli scavi effettuati nella sagrestia della chiesa campestre è riapparsa la testimonianza più significativa di età nuragica. Altri nuraghi sono stati individuati in località Santa Luxeria. Mentre i primi insediamenti nel territorio di Serramanna sono il villaggio neolitico di Cuccuru Ambudu e il menhir Perda Fitta, masso in granito rappresentante la Dea Madre. Numerosi erano i villaggi rurali durante la dominazione romana: i reperti sono custoditi nel museo Archeologico nazionale di Cagliari. Nel Medioevo Serramanna era divisa in numerose ville, di cui cinque principali, mentre con l’avvento del feudalesimo passò attraverso varie famiglie nobili. Nel 1617 Antonio Brondo y de Ruecas fu nominato primo conte di Serramanna da Re Filippo III di Spagna. Tutt’oggi la carica è esistente.

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