Sitting at an elevation of over 300 metres, it is immersed in a landscape where hills and green valleys alternate with white rocky cliffs. Ossi is a town of almost six thousand inhabitants in Coros, the north-west section of Logudoro, not far from Sassari. It has maintained its original Logudorese Sardinian language and ancient traditions intact through time. Many legends exist about its birth: in early Medieval period, it was a village of houses arranged around a Romanesque church. After the Malaspina family, and the Giudicati of Torres and Arborea, the town passed into the hands of the Crown of Aragon. Although its feudal masters alternated over the centuries, daily life in the village, which was dictated by work in the fields, changed little. Today the fields of this fertile territory washed by Riu Badde, Riu Pizzinnu and cool springs are mostly occupied by olive groves and vineyards.
Adagiato a oltre 300 metri d’altezza, s’immerge in un paesaggio dove colline e vallate verdi si alternano a bianchi affioramenti rocciosi. Ossi è un paese di quasi seimila abitanti del Coros, parte nord-occidentale del Logudoro, vicino a Sassari, che ha mantenuto salde originaria lingua logudorese e tradizioni antiche. Varie leggende ne raccontano la nascita: nell’alto Medioevo era costituito da un nucleo di case intorno a una chiesa romanica. Dopo le dominazioni dei Malaspina e dei giudici di Torres e d’Arborea, ci fu il passaggio alla Corona d’Aragona: i feudatari si susseguirono nei secoli, ma la realtà quotidiana del villaggio rimase invariata, scandita dall’attività nei campi, oggi coltivati in prevalenza a oliveti e vigneti, in un territorio fertile e irrorato da riu Badde, riu Pizzinnu e fresche sorgenti.
Al centro del paese a inizio XVII secolo sorse la parrocchiale di san Bartolomeo, a navata unica voltata a botte, che attualmente conserva preziose statue lignee (datate tra XVI e XIX secolo). In suo onore si svolge, a fine agosto, la celebrazione più sentita, con processione in abiti tradizionali. Nell’abitato troverai anche le chiese di santa Croce e di santa Vittoria, nata nel XII secolo e rimaneggiata nel XIV e nel XVII secolo. Le celebrazioni sono rispettivamente a metà settembre e metà maggio. Il seicentesco palazzo baronale, in origine forse appartenuto alla famiglia Guyò, è l’edificio di maggior pregio e ospita il museo etnografico. Il percorso espositivo si snoda tra sale e ambienti quotidiani e rurali, con attrezzi del lavoro agricolo e degli antichi mestieri artigianali. In campagna meritano una visita Nostra Signora di Silvaru (XII secolo) e la chiesa romanica di Sant’Antonio, costruita in pietra calcarea vicino a siti punico-romani e alla necropoli di Mesu ‘e Montes, la più importante testimonianza archeologica ossese, usata tra Neolitico finale e Bronzo medio. È scavata su un costone roccioso a dieci chilometri dal paese e comprende 18 domus de Janas pluricellulari. Per architettura si distinguono le tombe I e II con 12 celle a testa, dove compaiono varie decorazioni, il soffitto riproduce un tetto a doppio spiovente e nel pavimento è scolpito un focolare ad anello; e le tombe III, IV e XVI, tutte ‘a prospetto architettonico’, con stele centinata al centro dell’esedra. Contemporanee o quasi a Mesu ‘e Montes, sono le necropoli di Noeddale, in periferia, dove spicca ‘la tomba della Casa’, altro esempio di domu de Janas pluricellulare (con undici ambienti), di s’Isterridolzu e di Littos longos. La necropoli di s’Adde ‘e Asile e la tomba megalitica di Ena ‘e Muros sono immediatamente precedenti l’età nuragica, cui sono riferibili una decina di torri visibili (e molte crollate) e il villaggio di sa Mandra ‘e sa Giua, luogo di numerosi ritrovamenti.