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Si arrampica sul monte sos Paris, nel versante est del Montiferru, immerso in boschi di lecci e sughere, irrorati da sorgenti benefiche’, non a caso il nome risalirebbe a s’ena (vena sorgiva). Seneghe è un centro agricolo di mille e 800 abitanti, che conserva un suggestivo centro storico e un ricco patrimonio archeologico, all’interno di un paesaggio ideale per escursioni e ricoperto da olivi (65 mila alberi in 200 ettari). Il borgo è noto per produzione di miele e, soprattutto, di olio d’oliva, che nel 1994 ha ricevuto l’‘Ercole olivario’, massimo premio nazionale. Il Comune è socio-fondatore delle città dell’olio. All’olio sono dedicate famose manifestazioni: a fine anno, nella seicentesca casa aragonese, la consegna del premio Montiferru e a fine novembre, Prentzas Apertas, occasione per assaporare anche formaggi e dolci lungo vie del centro e vecchi frantoi. L’economia è storicamente fondata anche su allevamento e artigianato: eccellenze sono carni del ‘bue rosso’, formaggio casizolu, manufatti di legno, pietra e ferro, strumenti musicali e abiti tradizionali.

La villa de Seneghe è citata nel condaghe di santa Maria di Bonarcado insieme alla sua chiesa più significativa, Santa Maria de sa rosa, all’ingresso del paese e risalente a XI-XII secolo. A inizio luglio è sede della festa più coinvolgente e di un’ardia (corsa di cavalieri). Il paese si sviluppa attorno alla baroccheggiante (ex) parrocchiale dell’Immacolata Concezione, consacrata nel 1893, la cui cupola alta 36 metri svetta in cima a sos Paris. La nuova parrocchiale di san Sebastiano martire è stata ultimata cinque anni dopo. A poche centinaia di metri si trovano la piazza dei Balli, cuore pulsante del borgo, e la seicentesca chiesa di sant’Antonio da Padova, testimone dell’epoca spagnola. Le piazze sono costellate da pozzi e fontane. Il 20 gennaio il falò per san Sebastiano dà inizio al carnevale seneghese, che termina il martedì grasso con sas andanzias, spettacolari danze. Suggestivi i riti della Settimana Santa, accompagnati dai cori a cuntrattu, a quattro voci. Al canto è legata la poesia: a inizio settembre, come d’incanto, il paese si popola di appassionati di letteratura per il festival internazionale Cabudanne ‘e sos poetas, premiato nel 2009 quale migliore evento poetico italiano e preceduto di pochi giorni dalla rassegna Musica senza confini. Giugno è tempo di feste religiose, in onore di sant’Antonio, san Giovanni e un’altra ardia dedicata ai santi Pietro e Paolo.

Dall’abitato, incastonato tra rilievi e pianura, intraprenderai itinerari nel Montiferru con vedute mozzafiato su vallate del Campidano, penisola del Sinis e vette del Gennargentu. Nelle cime dominano lecci e agrifogli: da esplorare le foreste di Pabassiu e il bosco su Monte, dove osserverai alberi secolari. Il territorio è frequentato dal Neolitico, come mostrano dolmen e menhir, e fu densamente abitato nell’età del Bronzo: un centinaio di monumenti nuragici circondano il paese, che fanno di Seneghe uno dei Comuni a più alta densità nuragica e meta di itinerari archeologici. Tra le tombe di Giganti si distinguono quelle di Serrelizzos e s’Omo de sas zanas, tra i nuraghi ben conservati, quello ‘a corridoio’ Narba, il quadrilobato Zinzimureddos, il trilobato Campu e i monotorre Lande e Littu. Tra tutti spicca la maestosa reggia quadrilobata di Mesu Maiore. Tra i numerosissimi reperti si distinguono una testa femminile in marmo, una piccola testa di leone e un medaglione in bronzo. Di età fenicia rimane intatto il selciato della strada da Cornus al villaggio di Serrelizzos. Del dominio romano la maggiore eredità è la fonte termale Funtana Fraigada. Vivrai anche il fascino decadente dell’archeologia industriale in un luogo impervio e abbandonato: la miniera su Enturgiu con villaggio minerario immerso nei boschi. Già i cartaginesi la esplorarono alla ricerca del filone di ferro, furono poi gli spagnoli a eseguire scavi e, nel XVIII secolo, i Savoia a occuparsene.

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