For more than three thousand years, six stone guardians have been stationed in front of its funeral area, contributing to increasing the mystical atmosphere of the site. The Nuragic settlement of Tamuli extends along a plateau about four kilometres from Macomer, the main town in the Marghine region. The complex dates back to the Middle and Late Bronze Age, between the 16th and 13th century BC. You will immediately notice the three Tombs of Giants positioned side by side. Tomb 1 is the best preserved: it has a large semicircular area, crossed by a seat, with the entrance in the middle, obtained via a hole created on a trapezoidal slab. The body of the tomb is apsidal, with a rectangular floor plan. On the south side of the tomb you will see the most distinctive element of the site, locally known as sas perdas marmuradas: these are six anthropomorphic betyls, conical in shape and arranged in two groups.
Da più di tremila anni, davanti alla sua area funeraria stazionano sei guardiani di pietra, che contribuiscono ad alimentare l’atmosfera mistica del sito. L’insediamento nuragico di Tamuli si estende lungo un pianoro a circa quattro chilometri da Macomer, centro principale del Marghine. Il complesso risale alle età del Bronzo medio e recente, tra XVI e XIII secolo a.C. Noterai immediatamente le tre tombe di Giganti disposte l’una di fianco all’altra. La tomba I è quella che si conserva meglio: presenta un’ampia esedra, percorsa da un sedile, con al centro l’ingresso, ricavato tramite un foro praticato su una lastra trapezoidale. Il corpo tombale è absidato, a pianta rettangolare. Sul lato sud della tomba osserverai l’elemento più caratteristico del sito, conosciuto localmente come sas perdas marmuradas: si tratta di sei betili antropomorfi, di forma conica, schierati in due nuclei. Tre di essi presentano due bozze mammillari, a raffigurare figure femminili. Le altre tre, lisce e di minori dimensioni, dovrebbero simboleggiare, invece, la componente maschile. La tomba II, ancora parzialmente interrata, permette comunque di osservare il profilo dell’esedra e della camera funeraria. Nel corridoio noterai la soglia d’ingresso leggermente rialzata rispetto al piano pavimentale e una lastra ben lavorata sulla parete sud. La terza tomba conserva solo la parte finale della camera funeraria, con pareti a filari. Alcuni hanno ipotizzato possa trattarsi di una sepoltura a dolmen, anche per la presenza di due blocchi di trachite ai lati della lastra di testata.
Sulla sommità di uno spuntone roccioso poco distante si erge il nuraghe. Osserverai un edificio a struttura complessa, con un mastio e un bastione bilobato addossato sulla fronte. L’ingresso è architravato e conduce a un andito, la cui copertura è andata perduta. Noterai anche le tracce di due torri, che facevano parte del bastione. Attorno al nuraghe si estendeva il villaggio, nel quale si individuano una decina di capanne a pianta circolare e ovale, inoltre si ha notizia della presenza di una sorgente sacra nelle vicinanze.
Il territorio di Macomer è disseminato di testimonianze preistoriche e protostoriche: la più conosciuta è il nuraghe Santa Barbara. Attorno al mastio alto 15 metri si sviluppa un bastione con quattro torri, attorno vi sono le tracce di un villaggio frequentato fino all’alto Medioevo. A nord del paese troverai la necropoli di Filigosa, celebre per aver dato il nome a una facies culturale della preistoria sarda. Si compone di quattro domus de Janas, tutte pluricellulari. La necropoli è ‘sorvegliata’ dall’alto dal nuraghe Ruiu, la cui torre s’innalza per 13 metri.