An aura of mystery surrounds the ruins of a fortress near Santa Maria Coghinas, in the historical region of Anglona. Perching on the granite mountain known as monti di lu Casteddu (or Mount Urtigiu), along the Mount Ruju chain, Casteldoria (or Castello dei Doria) overlooks a fertile valley fed by the "healing" waters of the River Coghinas and Lake Casteldoria, where the Romans built an important bath complex. The castle was built around the 12th century by the Genoese Doria family, and passed from the Genoese dominion to the Aragonese, then to the Arborea Giudicato and lastly to the Malaspina family.
Only a few ruins remain of the fortress: parts of the walls, the remains of a chapel and a large cistern that was probably used to collect and store water. The famous tower, on the other hand, is well-preserved, and is an important part of the castle, built in large, rectangular granite blocks set in mortar.
Un alone di mistero aleggia attorno alle vestigia di una fortezza a pochi passi da Santa Maria Coghinas, nella regione storica dell’Anglona. Arroccato nell’altura granitica detta monti di lu Casteddu (o anche monte Urtigiu), a ridosso della catena collinare del monte Ruju, Casteldoria (o castello dei Doria) domina una fertile vallata arricchita dalle acque ‘curative’ del fiume Coghinas e del lago di Casteldoria, dove i romani installarono un importante sito termale. Il castello fu edificato intorno al XII secolo dalla famiglia genovese dei Doria e visse alterne vicende sotto le dominazioni di Genova, Corona d’Aragona, giudicato d’Arborea e famiglia dei Malaspina.
Della fortificazione rimangono poche rovine: tratti delle mura, resti di una cappella e una grande cisterna che si suppone servisse per raccolta e approvvigionamento d’acqua. Ben conservata, invece, è la famosa torre, pezzo pregiato del castello, realizzata con grandi blocchi granitici rettangolari saldati a malta. Alta venti metri d’altezza, ha forma pentagonale con ingresso lungo il lato nord-orientale. Sullo stesso lato ci sono due grandi aperture non allineate e, nel lato opposto una grande finestra in corrispondenza del primo piano. Al suo interno è composta da tre livelli in legno, sovrastati dalla copertura con camminamento e tegole. L’ultimo piano fu ricavato con un soppalco prima del terrazzo.
A dare valore e ‘vita’ all’architettura sono le leggende che ravvolgono la storia di Casteldoria e in particolare la sua torre. Miti tramandati da generazioni e narrati anche dal premio Nobel Grazia Deledda nei Racconti sardi del 1894. Una fiaba parla di un intricato sistema di cunicoli sotterranei scavati tra fortezza e cappella di san Giovanni di Viddacuia (attuale Viddalba), situata sulla sponda opposta del Coghinas. Il passaggio segreto sarebbe servito ai Doria per recarsi in chiesa durante le festività. I cunicoli nascondono un altro segreto, quello di un esploratore che attraversando i passaggi sotterranei scoprì quattro grandi stanze, in una c’era una pesante porta di ferro: si dice che proteggesse il favoloso tesoro dei Doria. La Deledda descrive, accanto alla fortificazione, la ‘conca della moneta’, dove, secondo i racconti popolari, i Doria battevano denaro. Qui pare vi fosse anche una grande campana d’oro fatta risuonare da una pietra lanciata dall’alto verso il fondo della conca. A ovest della torre, dove i Doria passeggiavano nelle sere d’estate, si racconta che alti e imponenti bastioni, come guardiani, si affacciassero sul fiume.