It is the first and main Cistercian church in the Sardinian territory, evidence of the age of the Judicates, made up of wars, alliances, religious ferment and monasteries around which medieval village life revolved. Above all, it is the only remaining part of an abbey that reached its maximum splendour and then decline and ruin over just a few centuries. The church of Santa Maria di Corte is also known as Santa Maria di Cabu Abbas, from the name of the locality, a valley in the territory of Sindia - three kilometres east of the village - rich in springs and water sources. The sanctuary has lived two lives: the first began with the foundation commissioned by the judge of Torres, Gonario II, following an encounter with Saint Bernard of Clairvaux. The term 'corte' (court) contained in the name is, in fact, the result of the sovereign’s direct desire to build the abbey. Gonario asked and obtained, from the abbot, the arrival of monks and workers to build the complex and, in exchange, he granted large portions of land between Planargia and Marghine.
È la prima e principale chiesa cistercense del territorio sardo, testimonianza di dell’età giudicale, fatta di guerre, alleanze, fermenti religiosi e monasteri attorno ai quali gravitava la vita dei villaggi medievali. Soprattutto, è l’unica parte rimasta in piedi di un’abbazia che ha raggiunto il massimo splendore e conosciuto declino e rovina nell’arco di pochi secoli. La chiesa di Santa Maria di Corte è conosciuta anche come di Santa Maria di Cabu Abbas, dal nome della località, una valle del territorio di Sindia - tre chilometri a est dal paese – ricca di sorgenti e fonti d’acqua. Il santuario ha vissuto due vite: la prima iniziò con la fondazione voluta dal giudice di Torres Gonario II a seguito dell’incontro con san Bernardo di Chiaravalle. Il termine ‘corte’ compreso nel nome si deve proprio alla volontà diretta di costruire l’abbazia da parte del sovrano. Gonario chiese e ottenne dall’abate l’arrivo di monaci e maestranze per edificare il complesso, concedendo in cambio ampie porzioni di terra tra Planargia e Marghine. Tra 1147 e 1149 l’abbazia fu costruita e consacrata. Il monastero divenne un polo economico, attirando contadini e artigiani grazie alle ‘grange’, aziende agricole autosufficienti gestite dai monaci, ma le fonti testimoniano come di lì a poco, già a fine XIII secolo, il complesso abbaziale fosse in piena crisi. Intorno alla metà del XV chiesa e monastero risultano in stato di abbandono: l’abbazia fu soppressa dal Papa e gli edifici quasi completamente demoliti per fare spazio ad altri edifici.
La seconda vita cominciò a inizio XVII secolo, quando si iniziò a restaurare il transetto originale e furono addossati nuovi vani, ‘convertendo’ l’edificio superstite in una chiesa ex novo. Grazie agli scavi e alle tracce evidenziate nel terreno è possibile ricostruire la pianta dell’intera struttura in trachite e basalto scuro: la chiesa era trinavata, a croce commissa e con abside quadrangolare. Nel lato sud si apriva il chiostro, circondato da ambienti monastici. Oggi ammirerai la parte meridionale del transetto con due cappelle, un ambiente coperto a volta – forse adibito a sacrestia -, e parte del rialzato del coro. Nel lato destro noterai tre contrafforti, tra i quali, tra primo e secondo, si apre un portale con arco a tutto sesto. Le cappelle sono voltate a botte e ognuna di esse contiene una monofora.
L’abbazia fu distrutta anche a causa della convinzione popolare che i monaci vi nascondessero ricchi tesori. Secondo una leggenda, esisterebbe una seconda chiesa sotterranea, con una statua d’oro protetta da misteriosi riti, che ne impedirebbero il ritrovamento.
La festa di Santa Maria di corte è molto sentita dai sindiesi: la sera della vigilia si svolge su Izadolzu, una veglia comune con offerta di cibi e bevande. L’8 settembre è il giorno della festa vera e propria, con processione solenne, balli e spettacoli.