The town is set on the border between Campidano di Oristano and the Montiferru massif, near the splendid beaches of the Sinis peninsula. Narbolia has a population of 1800, with basalt homes decorated with murales of scenes from its long agricultural past. Today the town's economy relies on a combination of agriculture, farming, and tourism; in the 19th and 20th centuries it also included lime production (with 19 kilns in the area). The town is known for producing cereals, fruit and quality wines to combine with its culinary specialities, such as at the Saboris Antigus festival in July. Each religious festival has its own typical pastry: papassini for All Saints Day, is pardulas for Easter, amarettus, gueffus and mustazzolus for christenings, weddings and saints days. During the carnival period, a zippole festival is held. The most popular festival is for Santa Reparata in early October. She is the patron saint of the parish church, which dates from the 17th century and has a Baroque altar (1790). Another unmissable religious building in the town centre is the old church of San Pietro Apostolo, whose saints day is celebrated at the end of June. The town is overlooked by the rocky Mount Rassu (nearly 500 metres), which is surrounded by foothills covered in Mediterranean brush. The Rio Cunzau valley separates the mountains from the great plains of Cadreas, which has a wealth of archaeological remains. Then there is the coastline, dominated by the sand dunes of Is Arenas. It is a small "desert" that has been cleared and stabilised since the 1950s. A pine forest runs from Torre del Pozzo to is Benas, right up to one of Sardinia's longest (7 km) and loveliest beaches. This green oasis of pines, acacias, pistacia, junipers, orchids, palms and grassland also hosts an 18-hole golf course that blends into the dunes and pine forest, making it one of the most spectacular in Europe.
Sorge al limite tra Campidano di Oristano e massiccio del Montiferru, vicino alle splendide spiagge della penisola del Sinis. Narbolia, paese di mille e 800 abitanti, mostra case in basalto con murales raffiguranti scene della sua antica tradizione agropastorale. Oggi agricoltura e allevamento, insieme al turismo, sono anima dell’economia, basata fra XIX e XX secolo anche sulla fabbricazione di calce (nel territorio esistevano 19 fornaci). Il paese è noto per la produzione di cereali, frutta e pregiati vini, da abbinare alle sue specialità culinarie, per esempio in occasione di Saboris Antigus a luglio. I dolci sono tipici delle cerimonie: per Ognissanti i papassini, per Pasqua is pardulas, amarettus, gueffus e mustazzolus per battesimi, matrimoni e feste patronali. A carnevale c’è la sagra delle zippole. La festa più sentita è per santa Reparata a inizio ottobre. A lei è dedicata la parrocchiale, del XVII secolo, con altare barocco (1790). Altro imperdibile edificio di culto al centro del paese è l’antica chiesetta di san Pietro apostolo, celebrato a fine giugno. Sul paese incombe il bastione roccioso del monte Rassu (quasi 500 metri), che digrada in colline coperte da macchia mediterranea. La valle del rio Cunzau separa i monti dala grande piana di Cadreas, ricca di testimonianze archeologiche. Poi la costa, dominata dalle dune di sabbia di Is Arenas. È un piccolo ‘deserto’, rimboschito e stabilizzato a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo. La pineta, estesa da Torre del Pozzo a is Benas, termina sulla spiaggia, una delle più belle e lunghe (sette chilometri) della Sardegna. Nell’oasi verde di pini, acacie, lentischi, ginepri, orchidee, palme e prati sorge un campo da golf: le 18 buche sono inserite in armonia con dune e pineta: è uno dei campi più spettacolari d’Europa.
Il territorio ha tracce di frequentazione sin dal Neolitico: il sito di Funtana e Figu e le domus de Janas di Campu Darè, dove vari secoli dopo sorsero una decina di tombe di Giganti: le sepolture megalitiche nuragiche sono raccolte in un quadrilatero con ai vertici quattro nuraghi. Una suggestiva ipotesi fa derivare Narbolia da Nurapolis: città dei nuraghi. Se ne trovano circa venti, risalenti a Bronzo medio e recente (XVI- XIII secolo a.C.), molti complessi, pochi monotorre, uno arcaico ‘a corridoio’. Attorno, villaggi racchiusi da mura. Il più significativo è il nuraghe Tradori. Alle fasi tarde della civiltà nuragica risale la scultura di una testa umana simile a quelle dei Giganti di Mont’e Prama. Imperdibile è sa Murallia, nel centro storico: a un nuraghe quadrilobato è stato addossato in età fenicio-punica un muraglione di basalto lungo 17 metri, spesso tre e alto tre e mezzo. Frammenti di intonaco fanno pensare a un uso in età medievale: forse un castello voluto da Eleonora d’Arborea. A età romana risalgono ville con terme: a Sant’Andrea di Pischinappiu i ruderi sono diventati chiesa cristiana, a su Anzu (il bagno) vedrai un frigidarium con vasca absidata e pavimento ricoperto (un tempo) da un mosaico, e tre ambienti caldi, uno con volta decorata. I reperti si collocano tra I e VI secolo d.C.