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Scintille di fuoco nelle notti di metà gennaio

Attorno ai falò, musica, canti e balli inaugurano la stagione dei carnevali
i fuochi riscaldano cuore e anima

Sant’Antonio discese negli Inferi per rubare una scintilla e donarla all’Umanità. È una leggenda, ma dalla notte dei tempi si ringrazia il santo per questo dono vitale accendendo in suo onore enormi falò all’imbrunire del 16 gennaio: ci si raccoglie intorno e ogni comunità dà vita al proprio rituale. In alcuni paesi il rito si ripete nella serata del 20 con spettacolari falò in onore di San Sebastiano. I fuochi incitano le anime a danzare, prima con movimenti simili a sussulti, poi la festa si vivacizza all’aumentare del crepitio dei rami infuocati, la musica di launeddas e fisarmoniche accompagna balli e canti corali, cibo e vino sono offerti agli ospiti: fave con lardo, coccone, pistiddu, dolci di sapa, mandorle e miele. La magia si ripete anche nel 2024: sacro e profano tornano a mescolarsi in un rito collettivo che rinsalda i legami delle comunità e funge da auspicio per un’annata prospera.

La Sardegna custodisce riti millenari con profondo senso di sacralità. Da un territorio all’altro i fuochi variano per nome e genesi. Barbagia e Ogliastra sono patrie de sos focos. I giorni precedenti la festa, si raccoglie il legname per formare un’altissima piramide nel sagrato della chiesa. La sera della vigilia, la statua di Sant’Antonio è portata in processione per le vie, arrivata al sagrato, i fedeli compiono tre giri propiziatori intorno alla catasta prima in senso orario, poi in verso opposto. Segue l’accensione, tra scintille ed euforia. Barigadu, Guilcer, Marghine e Montiferru sono i regni de sas tuvas. Si ricercano alberi cavi, che, nella piazza principale, vengono riempiti di alloro e benedetti, alcuni incisi con croci. Un’altra benedizione accompagna il fuoco che divampa dentro l’albero, quasi giungesse direttamente dagli Inferi. Tipica è sa tuvera di Sorgono nel Mandrolisai, la Barbagia più occidentale. Corbezzolo, lentisco e cisto sono le frasche dei fuochi della Baronia, a Orosei, Posada, Siniscola e Torpè. Sas frascas, bruciando, emanano un’intensa fragranza aromatica. Dorgali si differenzia perché si accendono solo frasche di rosmarino.

euforia, danze e riti ancestrali, vino e prelibatezze
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La ‘festa dei fuochi’ è simbolo del ciclo di vita, momento suggestivo e socializzante, nonché ‘prima uscita’ delle arcaiche maschere del Carnevale. A Mamoiada Sant’Antoni e su ‘ou prevede l’accensione di tanti falò quanti sono i quartieri. Attorno ad essi si animano le vigorose danze dei Mamuthones, accompagnati dagli Issohadores. Un’usanza che si perde nella notte dei tempi: il rumoroso ballo dei sonagli servirebbe ad allontanare il male e favorire abbondanti annate agrarie. La festa dura tre giorni: la vigilia il 16 gennaio, Sant’Antoni il 17 con danze e offerta di dolci tipici (caschettas, papassinos nigheddus, biancus e coccone in mele), Sant’Antoneddu il 18. Ottana festeggia s’Ogulone de Sant’Antoni e sa prima essia (uscita) dei Boes e Merdules. A Orotelli, dopo il cerimoniale religioso partono i riti propiziatori dei Thurpos, gli ‘orbi’ con visi ricoperti di fuliggine e vestiti di orbace nera: si brinda col vino novello e si gustano su concale, fave con lardo, pane tundu e pistiddu. Prima ‘uscita’, il 16 gennaio, anche per i Mamutzones di Samugheo, in attesa dell’evento carnevalesco A Maimone. OraniSos Bundos vagano tra i falò indossando maschere in sughero tinte di rosso, con in mano grandi forconi.

le prime uscite delle maschere di carnevale

A pochi chilometri da Cagliari, si festeggia a Monastir, ad Assemini, a Decimomannu, dove Sant’Antonio è patrono e viene distribuito su pani de Sant'Antoni, a Sestu, che festeggia San Sebastiano con maschere ‘danzanti’ e degustazioni attorno al fuoco, e a Sinnai, dove si celebra su Fogadoni: all'accensione di un grande falò si associa l'esibizione de is Cerbus, maschera del carnevale sinnaese, poi musica e balli tradizionali. Tra Medio Campidano, Marmilla e Trexenta spiccano le alte cataste infuocate di Samassi, Mandas e Villamar, mentre a Laconi, nel Sarcidano, il falò brucia al canto di cori polifonici. A Seui, nella Barbagia di Seulo, imperdibile appuntamento con is Fogoronis in onore di Sant’Efisio, Sant’Antonio e San Sebastiano: le vie del centro storico sono percorse da una processione di fiaccole, che, dopo le cerimonie solenni, fa tappa nei rioni dove sono accesi is fogus. Qui scoprirai il misterioso e suggestivo rito de sIntregu. Al confine tra Sud Sardegna e Nuorese, immancabile la tappa a Sadali per is Foghidonis: i giganteschi falò accesi in onore di Sant’Antonio e San Sebastiano segnano la prima uscita della maschera de s’Urtzue su Pimpirimponi.

notti fiammeggianti, ogni comunità coi suoi rituali millenari

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